| Drop Shipping... vendere senza magazzino |
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Ovvero, vendere prodotti che qualcun'altro, il grossista, tiene in magazzino per te e che ti invia o, meglio ancora, invia per conto tuo al cliente finale, una volta venduti e incassato il pagamento. Ecco come funziona:
Come e quanto si pagaIl costo del prodotto è determinato da tre fattori:
Il prezzo di acquisto è quello che il fornitore propone a tutti i suoi clienti. Ovviamente, trattandosi di un distributore o di un grossista, il prezzo sarà più basso rispetto al mercato normale. I costi di imballaggio sono quelli che i fornitori stranieri chiamano Handling, letteralmente maneggiamento (poco italiano credo ma non mi viene altro). Questo è in pratica il compenso al fornitore per il servizio aggiuntivo che vi offre, ovvero di preparazione e di spedizione dell'oggetto direttamente al cliente finale. Infine, i costi di spedizione, che di solito sono offerti senza particolari ricarichi, se non i costi amministrativi e finanziari. Uno dei vantaggi è che i fornitori, facendo molte spedizioni, hanno di solito prezzi scontati per queste ultime. Supponiamo, quindi, che il vostro fornitore applichi una tariffa di imballaggio di 3 Euro e abbia una convenzione con un corriere per un costo pari a 7 Euro per spedizione. Il prodotto da 100 Euro avrà un costo complessivo di 100 + 3 + 7 = 110 Euro inclusa la spedizione. Questo sarà il costo di cui dovete tenere conto quando formulerete la vostra offerta. Potete scegliere di offrire la spedizione al costo, 7 Euro, e di ricaricare le spese di imballaggio sul prezzo del prodotto, oppure di tenere il prezzo del prodotto più basso e caricare le spese di imballaggio sulla spedizione, offrendola a 10 Euro. Questa è una vostra scelta. E' tutto fantastico ma... Peccato non sia così realizzabileAlmeno in Italia.Già, perché quello che le guide non vi dicono, o meglio, che vi dicono solo dopo che le avrete acquistate, è che il Drop Shipping in Italia è ben lontano da essere una realtà. Ci sono aziende che lo offrono, soprattutto nel settore informatico. Forse non si rendono neanche conto di farlo, e non lo chiamano Drop Shipping, perché non si rivolgono a un mercato allargato ma ai già loro clienti, che sono perlopiù negozi di informatica. Analizzeremo queste realtà più avanti. Il problema, dicevamo, è che i fornitori di questo genere di servizi, ovvero i famosi "grossisti" o le accattivanti "fabbriche" di cui cercano di vendervi l'elenco, sono in tutto il mondo, fuorché in Italia. Ecco quali sono i principali ostacoli a cui si va incontro nel cercare di avviare questa pratica:
Analizziamo un settorePrendiamo ad esempio il settore Hi Tech, che conosco bene. Nelle mie precedenti guide ho accennato al fatto che si tratta del mio lavoro. Già, di mestiere faccio anche il drop shipper ma, non vi preoccupate, lo scopo di questa mia guida non è pubblicizzare i miei servizi.Ho approcciato il drop shipping la prima volta poco più di un anno fa, durante un periodo di qualche mese trascorso fra il Texas e la Florida, dove molti drop shipper hanno sede perché lì è facile avere manodopera a basso costo proveniente dal Messico. Conoscevo già bene la realtà italiana e volevo approfondire quella americana e, così è stato. Ho fatto i miei pensieri e immaginato che il posto giusto per questo tipo di attività fosse Hong Kong, e così ho fatto. Non solo lavoro nel settore, sono anche il proprietario dell'azienda. Per questo, come sempre, vi parlo di argomenti che un po' conosco. Approfondiamo allora un settore, quello dell'informatica, dal punto di vista del nostro mercato. Vi cito due grossi distributori di informatica che offrono ai loro clienti il servizio di spedizione all'utente finale, che potremmo definire drop shipper, anche se non lo sono apertamente. La prima è la CDCPoint S.p.A. (www.cdcpoint.it) che altro non è che la divisione all'ingrosso del gruppo CDC, proprietario della famosa catena Computer Discount. La seconda è la Esprinet (www.esprinet.com) che dopo la quotazione in borsa e alcune fusioni con concorrenti, è forse il più grosso distributore di informatica in Italia. Entrambi richiedono, per accedere ai servizi, la registrazione e la presentazione di una visura della camera di commercio che dimostri che siete operatori professionali nel settore dell'informatica. Se avete deciso di fare business online, questo è un passaggio obbligato. Una volta che vi si saranno aperte le porte del magico mondo dell'informativa a basso prezzo, aimé, scoprirete la grande verità. NON SI GUADAGNA NULLA!!! Già, infatti il settore informatico è uno dei meno remunerativi in assoluto. I guadagni possono andare da un medio 7/8% a un fantasmagorico 15/18%, fino ad arrivare, ma solo per alcune promozini speciali, a un supercalifragilistichespiralidoso 22/23%!!! Si, tutto qui. Comprate un lettore MP3 a 40 Euro e lo rivendete a 49. In mezzo dovete aggiungere le spese di pubblicazione dell'offerta, le tariffe sulla vendita e le commissioni per il sistema di pagamento. Facciamo un esempio concreto usando eBay:
Prezzo di vendita: Euro 49 Guadagno netto: Euro 2,25, pari al 4,6% del prezzo di vendita! Già, avete letto bene, meno del 5% di guadagno netto. Questo vuol dire che per guadagnare 500 Euro al mese extra, è necessario vendere 222 di questi lettori, pari a 7/8 al giorno. Vi sembrerà pazzesco, ma questo è il mercato. Lo stesso vale per il negozio di informatica all'angolo. Nel settore dell'Hi Tech è così, si guadagna sui grandi numeri. Ovviamente se i numeri si fanno consistenti, anche la capacità di acquisto diventa maggiore. Quando lavoravo molto sul mercato italiano e mi rifornivo alla CDC, facendo acquisti settimanali, avevo sempre uno sconto aggiuntivo del 5% che, in questo caso, vuol dire raddoppiare il guadagno netto. Questo, però, dopo parecchie migliaia di Euro spesi. La concorrenza è tostaIl mercato però è decisamente popolato. Cosa succede, quindi? Succede che coloro che hanno la possibilità di accedere a questi extra sconti, invece che tenerseli come guadagno, li rigirano pari pari sul prezzo all'utente finale, vendendo per esempio a 47 Euro invece che 49, al fine di conquistare maggiori quote di mercato.Questo è quanto ad esempio accade con i negozi veri e propri che approdano anche su un sito di aste come eBay. Hanno già la capacità di acquisto derivata dal business che fanno con la normale attività e, quindi, aggiungendo un canale di vendita, non possono che amentare nei vantaggi ottenuti. Senza parlare poi della concorrenza derivata dalla globalizzazione. Parlo ad esempio delle realtà che operano da un Paese come la Cina. Guadagnare 2$ su un prodotto da 50, a voi può sembrare da suicidio. Vendendone 10 al giorno, si guadagnano 600$ al mese. Una miseria, come potreste vivere con 500 Euro al mese? Già, questo in Italia. In Cina un appartamento di buon livello, come quello dove vivo io (non roba da ricchi, intendiamoci) all'ultimo piano di un palazzo recente, in centro città, di 70mq, costa meno di 300 Euro al mese. La spesa del mese si fa con meno di 100 ecc. Quindi quel tipo di guadagno che per l'italiano sarebbe proibitivo, in un paese come la Cina permette di garantire una vita di livello superiore alla media. Come se in Italia si guadagnassero 3.000 Euro al mese, per intenderci. Sogno o realtà?Abbiamo quindi visto che, oltre a esservi margini ridotti, il problema è che in Italia non ci sono neanche gli operatori. |